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L’IMPRENDITORE E’ SOLO

Da tempo avevo in mente di scrivere alcune riflessioni su questo tema. Nel mio piccolo mondo dei servizi sono anch’io imprenditore da oltre venti anni. Sia pure con una buona dose di formazione accademica Ho quindi sperimentato che cosa significhi essere imprenditore. Ho qnche vissuto l’esperienza della grande industria come dirigente. Un certo timore riverenziale mi ha sempre frenato dal parlare della solitudine dell’imprenditore. Ne hanno parlato nei decenni addietro grandi autori, passati alla storia per i loro insegnamenti. Uno per tutti, Drucker. Non mi sento certo migliore.

Dunque l’imprenditore è solo. Soprattutto in tempi di crisi come quella che stiamo soffrendo, é solo e indifeso. E’  tanto più solo quanto meno grande è la sua azienda.  Nelle aziende grandi l’imprenditore allevia la solitudine appoggiandosi al sistema che lui stesso ha creato e gestisce.  Alla fin fine, comunque, anche l’imprenditore delle grandi aziende l’imprenditore è solo.

L’imprenbditore non soltanto è solo, ma deve essserlo e  sentire di essere solo. Forse deve anche desiderare di essere solo.

Le ragioni sono diverse.

La prima, l’imprenditore è solo perché la sua azienda porta la sua impronta, é fatta a sua immagine e somiglianza. Si ha un bel dire che l’imprenditore deve saper decentrare, ma lo stile della sua azienda lo dà lui, nel bene e nel male. Chiunque altro non farà mai gli interessi dell’imprenditore o, peggio, tanto meno suggerirà mai soluzioni che possano danneggiarese stesso. Caprotti, patron di Esselunga, è solo e sono convinto che ci tenga ad essere solo perchè è convinto che le sue idee siano uniche. E’ stato ed è tuttora un leader. Al massimo cercherà la condivisione, ma alle sue idee non rinuncerà mai, a meno di eventi di forza maggiore.

La seconda, l’imprenditore è solo perché i soldi per far nascere l’azienda e per svilupparla ce li ha messi lui e proprio per questo motivo lui vuole vederla continuare nel tempo. La sua visione aziendale  raramente sarà di breve periodo. E’ pur vero che molti imprenditori sono conservatori, non cambiano mai nulla. Ma loro vedono la loro azienda proiettata nel tempo. Come se fosse eterna. Difficilmente si incontra un imprenditore malato di shortermism come ad esempio lo sono la maggiore parte dei manager. L’imprenditore si è fatto carico non solo del rischio d’impresa, e, se è saggio, avrà reinvestito gli utili  in innovazione. E lo farà nelle direzioni che lui sceglie.

La terza, l’imprenditore è solo perché deve dare retta alla propria passione profonda, alla propria esperienza accumulata nel tempo. Non vuole farsi influenzare da alcuno. Al massimo, chiederà consigli a chi ha intorno. Ma la fiducia in tutti i collaboratori sarà tale fino a prova contraria. E’ compito di chi gli dà i consigli far valere la propria professionalità. Un imprenditore che stia per prendere una decisione evidentemente errata va confutato. E va confutato con diversi gradi di intensità, a seconda della gravità della decisione, dell’importanza delle implicazioni, ecc. Arriverei persino a dire che l’imprenditore va lasciato solo. Non vuol dire abbandonarlo, vuol dire indurlo a riflettere a modo suo sulle proposte e sulle confutazioni. L’imprenditrore intelligente saprà capire da che parte arrivino i migliori consigli, quelli più complementari al suo modo di operare. Saprà anche a chi andare a chiedere consiglio.

E allora, che fare? All’imprenditore non resta che continuare a sentirsi solo, avendo però cura di cercare collaboratori non solo preparati, ma intelligenti e lungimiranti. Non deve temere di avere collaboratori brillanti. Per assurdo, l’imprenditore aumenterà ancor più la propria solitudine se cercherà collaboratori che abbiano talento, che sappiano affrontare l’analisi e la soluzione dei problemi. E che sappiano confutare i suoi orientamenti. Solo così lo aiuteranno di più a fare le proprie scelte. Questo aspetto del livello dei collaboratori è critico. Se si hanno collaboratori scarsi si riceveranno solo consigli scarsi. La solitudine diventerà squallida. Vale il detto garbage in garbage out. Se l’imprenditore riceve consigli o supporti scarsi, non potrà che essre indotto a fare scelte scarse.

Al contrario se si contornerà di talenti,continuerà ad essere ed a sentirsi solo, ma lo farà avvalendosi di una squadra. Lui sarà il regista delle azioni della squadra. La responsabilità del successo o dell’insuccesso della sua regìa sarà sempre suo e di nessun altro. Gli altri, al massimo, avranno il merito (o il demerito) di avere collaborato ai risultati.

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